Antonio Cotogni:

un’audizione del Barbiere dinanzi a Gioacchino Rossini

Toto Cotogni ebbe l’onore di cantare tale opera innanzi al Rossini, allora dimorante a Passy ed a cui fu presentato dal tenore Baragli.

Il grande maestro – mi raccontava il Cotogni – era in pantofole e con la camicia sbottonata su cui era sparsa una mezza scatola di tabacco. Lo conduceva una dama di compagnia, perchè già vecchio e mal ridotto. Si mise al pianoforte e volle che io cantassi, in presenza del mio amico, la cavatina: la cantai, terminandola senza l’antipatica cadenza, che molti artisti sogliono fare per strappare un applauso.

Così l’ho scritta io – disse il Rossini, seriamente; e dopo aver pensato un poco – con quello spirito che, quantunque vecchio, ancora conservava immutato – improvvisò questo strambotto:

Non siete fra i baritoni,

Di tal razza asinina,

Che la cadenza storpiano

Ne la mia cavatina!…

Scoppiamo tutti in una sonora risata, ed egli: Avete il trillo? – mi domandò ancora. Io non ebbi il coraggio di affermarlo, perchè a dir la verità, il mio, più che trillo, era un semplice tremulo. Ebbene – riprese alla mia sospensione – se lo avete o lo potrete avere, fatelo insieme con Rosina. E detto questo, passando di palo in frasca, cominciò a fare l’apoteosi di certi asparagi che aveva veduto la mattina in piazza!…

Il trillo con Rosina fu sempre fatto dal Cotogni e gli fruttò ovunque le più calde ammirazioni.

Testo estratto di Antonio Cotogni: ricordi di un artista di Nino Angelucci, Roma, 1907.

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