Aureliano Pertile:

le massime del canto

Le massime di carattere artistico sono poche, semplici, ma importantissime:

Il canto è dolcezza, espressione, manifestazione di uno stato d’animo, ed ha bisogno di essere, senza contrazioni, naturale, e non eccessivamente faticoso: poichè ogni sforzo viene trasmesso dall’artista allo spettatore in misura moltiplicata.

Occorre proporzionare le forze alla rappresentazione, e distribuirle quindi in forma progressiva, in maniera di arrivare in fondo senza avere speso tutte le energie, anzi terminare in crescendo. Questa l’abilità maggiore di un artista, che deve equilibrarsi e distribuirsi per evitare l’esaurimento nella prima parte, col pericolo di terminare male, ed anche di non terminare la recita.

Non forzare mai eccessivamente nè nei recitativi nè nel canto. O la voce viene libera alla maschera, e allora, anche se piccola, si espande, ed è sempre sensibile; o la voce non arriva libera dalle pressioni dei muscoli del collo alla maschera, ed allora è inutile forzare. Anzi più si forza, più i muscoli del collo, della faccia e del torace si irrigidiscono e impediscono al suono di espandersi, mentre esso si intuba, si gonfia e non passa l’orchestra.

Scelta del repertorio. Con una voce di medio calibro, se bene impostata, si può sconfinare o nel leggero o nello spinto. Ma occorre un gran controllo, e quindi guardare al pericolo di forzare o per esuberanza di temperamento o per il repertorio superiore ai propri mezzi. Attendere quindi che gli anni e lo studio completino naturalmente e rafforzino l’organo vocale.

Studio, pazienza, costanza, sacrificio dei piaceri della vita.

Testo estratto da Pertile: una voce, un mito, Bruno Tosi, Venezia, 1985.

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