Carlo Labus:

La respirazione nel canto

Nella voce si fanno distinzioni di intensità, di tonalità, di metallo, di agilità, di resistenza. Per ottenere tali effetti vi ha un mantice – il polmone – che dà l’aria occorrente a destare le vibrazioni sonore nel pomo d’Adamo – laringe -, ed una cassa armonica costituita dalle fauci e dalla cavità del naso e della bocca. Tutte queste parti sono dotate di forze muscolari le quali possono variare la pressione dell’aria, la tensione e la forma delle parti  vibranti e della cassa armonica, e di conseguenza modificare l’intensità, il tono, il metallo del suono.

Per l’emissione della voce, innanzi tutto ci vuole del fiato. Il primo studio sia intento alla respirazione.

La presa del fiato – l’inspirazione – più adatta per la funzione vocale, deve essere eseguita specialmente colle forze muscolari della base del torace. Durante l’atto inspiratorio si deve vedere allargarsi le costole inferiori e sporgere la parte sopraombelicale del ventre.

Colui che per prendere il fiato alza le spalle, solleva la parte superiore del petto ed infossa il ventre, non può fare quella provvista d’aria nei polmoni che si richiede per l’atto successivo importantissimo della emissione della stessa – l’espirazione – :non può sostenere a lungo il lavoro reso più faticoso, nè compierlo con destrezza, con rapidità. Il così detto mezzo respiro non è più istantaneo e silenzioso, ma si fa lungo e rumoroso; nella tenuta di un suono è difficile conservargli sempre lo stesso metallo; facilmente si svegliano catarri della trachea e dei bronchi che imbrattano le corde vocali, velano la voce ed obbligano a tossicchiare per rischiararla.

L’inspirazione deve essere ampia per potere, sia parlando che cantando, sostenere una lunga frase in un sol fiato e terminarla con ancora una riserva d’aria; altrimenti avviene che si è costretti ad interromperla, oppure alla fine manca l’intensità del suono: la voce è sfiatata.

Se l’inspirazione è esagerata non si è più padroni di trattenere l’aria o, per il disordinato contrasto delle forze, di emetterla poi a dovere, si che la voce esce ineguale d’intensità ed a scatti.

L’espirazione bisogna saperla fare con forza e con dolcezza, rapidamente o lentamente, con uguaglianza o trattenerla a seconda degli effetti che si vogliono ottenere.

È sommamente importante assuefarsi a spender l’aria con saggia economia per evitare fatiche inutili.

Non si deve però abusare di sforzi inspiratorii ed espiratorii, e nemmeno di esercizii respiratorii molto prolungate e ripetuti, perchè ne possono derivare gravi danni, quali, tra i più frequenti, l’enfisema polmonare con asma, la rottura di vasi sanguigni, il gozzo, disturbi di cuore, ecc.

Testo estratto da Nozioni di igiene vocale, Carlo Labus, Milano, 1899. – Luca D’Annunzio.

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