Riflessioni sull'arte del canto

Carlo Labus:

Nozioni di igiene vocale II

Lo stato di pienezza dello stomaco ostacola la libera respirazione. Il vociferare a lungo, il cantare dopo avere mangiato, oltre ali’ essere faticoso per il motivo sopra accennato, non è favorevole alla digestione, perché devia dallo stomaco la circolazione sanguigna, ed è poi veramente pericoloso se il pranzo fu lauto ed i generosi, perchè, per l’eccitamento del cuore e la aumentala e disordinata pressione del sangue, possono, sopravvenire congestioni, apoplessie cerebrali, sincopi cardiache. È quindi un errore di igiene e di igiene vocale Io scegliere quale momento di fare un discorso politico la, fine di un banchetto. Chi si trova in tale congiuntura finga di mangiare e si limiti a sorbire qualche cucchiaio di brodo ed un calice di vino: badi però che l’essere digiuni è pure dannoso. L’organismo per sostenere un simile lavoro, che talvolta è enorme, deve essere in forze: potrebbe altrimenti accadere di trovarci a metà del discorso spossati, colla voce fioca.

Si devono stabilire le ore dei pasti secondo gli impegni di vociferazione e non le si dovrebbero mai mutare nei giorni in cui si è liberi, perchè non sia alterala la regolarità della funzione digestiva.

Si evitino le bevande gassose ed i cibi flatulenti perchè dilatano lo stomaco a danno della libera respirazione. È bene astenersi dai cibi indigesti perché ponno dar luogo al ritorno di fortori che irritano l’entrata della laringe e possono facilitare il singhiozzo od anche provocare archi di stomaco che stancano la gola ed il petto. Cattive digestioni apportano asciuttezza di gola.

Tutte le sostanze stimolanti per la loro azione diretta sulla gola, se prese di frequente, accagionano infiammazioni croniche. Tra le più comuni ed in uso si possono citare: il pepe, il pepe di Cajenna, lo zenzero, la senape, il rafano, i peperoni, i cetrioli sotto l’aceto, le arringhe, le acciughe, i formaggi piccanti, l’olio fritto, le noci, le nocciòle e mandorle secche, i vini aspri o molto alcoolici, i liquori, il tabacco. Gli alcoolisti, oltre ad altre sommate, si riconoscono alla voce rauca per la faringo-laringite dei bevitori di cui sono affetti.

L’abuso degli eccitanti, inebbrianti, narcotici, quali caffè, thè, coca, tabacco, vini alcoolici, liquori con essenze, riesce di danno anche perchè queste sostanze alterano il sistema nervoso arrecando disturbi del circolo, del respiro e della secrezione mucosa e salivare.

Può parimenti nuocere la eccessiva temperatura dei cibi e delle bevande. L’ingoiare un brodo od una minestra quasi bollente; il trangugiare grossi boli caldissimi come patate, polenta, frutta cotta; il sorbire un caffè, un thè appena versato, sono abitudini malsane dalle quali derivano congestioni, rilassamento della mucosa con aumento di secrezione. Il danno è più pronto e marcato se le sostanze oltre ali’ essere calde sono anche stimolanti quali la zuppa pepata, il caffè con cognac, il ponce.

Pericolosissimo poi è il rapido passaggio dal caldo al freddo come avviene tracannando una tazza di birra o di acqua ghiacciata a gola riscaldata da lunga vociferazione; ne possono insorgere processi infiammatorii o paralitici. Anche l’abuso di sorbetti, per la reazione congestizia che promuove, può alterare la funzione secretoria della mucosa.

Mangiando in fretta e senza masticare bene si possono ingollare corpi stranieri che se sono acuminati o voluminosi, ponno apportare danni non indifferenti ed anche gravissimi alla voce ed alla funzione respiratoria qualora penetrino nelle vie aeree.

Coloro che peccano di scarsità di umori , di gola asciutta, aumentano il loro disturbo con l’uso di sostanze astringenti quali i carciofi, i cardi, le mele, i cornioli, le nespole, il ribes, le limonate, i vini aspri e tannici, il thè, il mate, il caffè.

Non è qui fuor di luogo l’accennare anche che son vi medicine le quali, indicate per curare altre malattie, possono avere una azione speciale sulla gola in modo da impedire la perfetta fonazione. Sono gl’ioduri, i bromuri, la belladonna, la cocaina, il decotto di poligala, il creosoto e suoi derivati.

Se dopo aver cantato o tenuta una conferenza non si ha appetito anzi lo si perde, salvo il caso in cui ciò sia imputabile all’emozione di una prima comparsa, segno è che un tal lavoro non si confà all’organismo. La ginnastica vocale, quando è appropriata, aumenta l’appetito e reclama un vitto abbondante e nutritivo. Guai a quell’artista che per tema d’ingrassare non mangia!

Dopo il lavoro vocale, specialmente se terminato ad ora tardissima, meglio che darsi a cene laute è preferibile rifocillarsi con alcunchè di sostanzioso ma di facile digestione e di poco volume. Bastano un buon brodo, una bistecca od un pajo di uova ed un bicchiere di vino. Coi è possibile, pur digerendo, coricarsi presto e darsi quel riposo di cui si ha estremo bisogno anche se apparentemente inavvertito. Se alla fatica del lavoro ed all’orgasmo in cui ci troviamo si aggiungono disordini, strapazzi, è un vero oltraggio che si fa alla salute. Sfuggansi le cene ‘per coronare i trionfi e quelle più ancora esiziali che si tramutano in orgie; all’indomani, tra altri malanni, si avrebbe anche quello di trovarci colla voce rauca, colla voce crapulosa.

Testo estratto da Nozioni di igiene vocale, Carlo Labus, Milano, 1899. – Luca D’Annunzio.

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