Riflessioni sull'arte del canto

Enrico Delle Sedie:

lo studio del canto

Anticamente, un solo maestro dirigeva la educazione del cantante, e quindi se non s’impiegavano metodi scritti o stampati, secondo asserisce il Signor Coletti, lo studio seguiva nondimeno un ordine regolare ed uniforme, per la ragione appunto che l’insegnante era uno solo.

Ma questo fatto non poteva aver luogo che presso maestri particolari, e non sarebbe possibile in un Conservatorio o Liceo, dove l’istruzione deve necessariamente darsi in classi separate e ben distinte.

In quest’ultimo caso, per dare all’insegnamento la debita efficacia d’unità, occorre seguire le massime espresse in un metodo saviamente elaborato le cui regole didascaliche sieno applicabili a tutte le classi in generale, mentre, per la parte intuitiva dello studio, ne sviluppa i precetti affinchè questi possano conformarsi alle tendenze individuali dei singoli alunni.

I metodi qualificati dal Signor Coletti, quali automatici, tendono appunto a sviluppare la parte intellettiva del discente, perchè questa pervenga ad agire con spontaneità, seguendo le ispirazioni dell’anima senza pregiudizio degli effetti richiesti dalla composizione musicale.

È giusto riconoscere col Signor Coletti che la bramosia di subiti guadagni, spinge oggi la gioventù che si dedica all’ esercizio dell’arte melodrammatica a trascurare quegli studii necessarii ad abilitarsi all’arte che vuole intraprendere, non tenendo così in verun conto le ragioni che richiedono per quelli studii cure indefesse, nonché l’impiego di lungo tempo. Questo risulta evidentemente in dispensabile per rendere docile l’organo vocale affinchè corrisponda all’esigenze del canto e della declamazione cantata.

Ad uno strumentista occorre soltanto di esercitare il meccanismo delle proprie dita per giungere a suonare un istrumento che dall’artefice riceve’ perfetto : non è così per il cantante : esso ebbe dalla natura un organo suscettibile d’essere migliorato, ed a lui solo ne è affidatala la cura.

Per raggiungere simile risultato, non basta che l’alunno possegga buona voce e chiarezza d’ingegno: egli calca un terreno sconosciuto e quindi ha bisogno d’una guida. Ammettendo adesso che il maestro possa iniziarlo in quel cammino con prudenza e sapere, le cognizioni fisiologiche dello strumento vocale serviranno a facilitargli almeno l’applicazione pratica di quei numerosi timbri della voce, senza i quali l’emozione non può venire trasmessa all’uditorio.

Testo estratto da Riflessioni sulle cause della decadenza della scuola di canto in Italia, Enrico Delle Sedie, Roma, 1881. – Luca D’Annunzio.

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