Riflessioni sull'arte del canto

Enrico Delle Sedie:

Riflessioni sull’arte del canto

Tutte le Arti, e tutte le Scienze ci offrono l’imponente spettacolo di un progresso costante verso una perfezione veramente assoluta, però è rincrescevole che in questo mirabile accordo dell’umana intelligenza si debba deplorare la presenza di una dissonanza tanto spesso ripetuta.

Bisogna infatti confessare che l’Arte del Canto, quest’arte civilizzatrice, espressione commoventissima del pensiero, trovasi ben indietreggiata sulla via del progresso che le arti percorrono, e ci obbliga a volgere un doloroso sguardo verso le illustrazioni oggidì scomparse. Eppure al giorno d’oggi, la passione per il canto è divenuta quasi generale; ma come si esercita? Sebbene nell’epoca presente tutti o quasi tutti cantano, nullameno è ben raro d’incontrare anche nei Teatri (e specialmente in questi) una voce artisticamente condotta e che faccia uso di ciascun suono, in modo omogeneo, espressivo, commovente, e che sappia modularsi secondo il senso delle parole. Spesso accade di sentire esprimere con inflessioni di voce quasi uniformi l’amore, l’odio, la gelosia, la collera, la gioja ed il dolore. Vi sono dei cantanti i quali, con cinismo inaudito omettono la sillaba imbarazzante o la rimpiazzano con un’altra; altri con voce tremolante tradiscono lo sforzo che sono costretti a fare per produrre un effetto musicale bello per se stesso, ma da essi miseramente guastato con suoni striduli, rauchi, strozzati e con incerta intonazione; altri infine, moltiplicando i controsensi nel canto e nel poema, ed esagerandone l’espressione con grida tanto sgradevoli quanto inutili, respirano rumorosamente, senza farsi scrupolo di riprender fiato nel bel mezzo di una frase, o di una parola.

Tutti questi difetti, che provengono in gran parte da cattiva direzione data allo studio della voce, erano ben rari nell’epoca delle MALIBRAN, delle PERSIANI, delle PISARONI, delle PASTA, delle STOLTZ, delle SONTAG, delle CINTI-DAMOREAU, dei NOURRIT, dei RUBINI, dei DAVID, dei LABLACHE etc.

In quell’epoca si ricercava con tutti i mezzi naturali e prudenti, lo sviluppo dell’istrumento vocale, col quale si giunge a risvegliare nell’anima molte emozioni diverse; ma per raggiungere questa meta, l’applicazione del professore e quella dell’allievo mirava sopratutto a rendere pieghevole l’organo della voce, abituandolo alle innumerevoli inflessioni di cui questo è suscettibile, senza però imporgli veruno sforzo. Oggidì, si cerca unicamente di ottenere molta sonorità senza curarsi di approfondire lo studio sulle leggi acustiche del suono vocale.

Testo estratto da Estetica del canto e dell’arte melodrammatica, Enrico Delle Sedie, Livorno, 1885. – Luca D’Annunzio.

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