Riflessioni sull'arte del canto

Gustavo Magrini:

Atteggiamento della persona

L’atteggiamento o la posizione della persona dovrà essere semplice, naturale e non rigido: il corpo, che sarà diritto, non dovrà subire nessuna contrazione in qualsiasi parte; la testa non dovrà essere alta, come taluni dicono, ma leggermente piegata in avanti, come in atte di porgere o di parlare con persona della medesima statura; la bocca sarà schiusa con garbo e naturalezza dal semplice abbassamento della mascella inferiore, senza atteggiarsi né a sorrisi né ad altre espressioni. L’espressione che più si confà alla faccia è quella della serenità, onde converrà evitare l’aggrottarsi delle sopracciglia e qualsiasi contrazione dei muscoli frontali. L’occhio dovrà guardare orizzontalmente e con espressione naturale; soltanto quando il cantante sarà avanzato negli studi e dovrà interpretare un pensiero musicale, cantando con le parole, l’occhio e tutto il volto potrà prendere l’espressione conforme al senso delle parole stesse.

Nell’emissione di una nota lunga specialmente, la testa e le labbra dovranno essere immobili, beninteso non rigide. Trascurando questa precauzione, la colonna sonora, nell’uscire, può subire degli urti, degli spostamenti e venire interrotta, e la voce, in conseguenza, può perdere l’uniformità di timbro e l’uguaglianza.

Dovendo il cantante stare ritto in piedi (essendo questa la posizione migliore e più favorevole per cantare, pur non volendo escludere che si possa cantare anche da seduti) per non stancarsi e irrigidirsi, potrà leggermente avanzare or una or l’altra gamba, badando però di restar sostenuto senza abbandonarsi a se stesso e di non lasciar cadere tutto il peso del corpo sulla gamba che rimane indietro; in questo caso la respirazione non potrebbe più essere regolare e perfetta, perché dalla parte dove gravita il peso del corpo, l’azione dei muscoli dell’apparecchio respiratorio non è più libera.

Infine le braccia non dovranno stare esclusivamente a penzoloni, pur essendo questa posizione quella in cui l’apparecchio respiratorio funziona meglio. Lo scolaro ed il cantante da sala potranno di quando in quando appoggiare una mano sul pianoforte, tenere in mano il foglio della musica ed in generale prendere un atteggiamento naturale e senza ricercatezza alcuna. Il cantante melodrammatico dovrà abituarsi alla mimica richiesta dall’espressione delle parole e dalle differenti situazioni ed alle posizioni più convenienti che la scena richiede; questo però è uno studio tutto speciale, che il cantante, dopo ultimata l’educazione della sua voce, farà dapprima sotto una guida competente per conoscere le basi fondamentali del modo di presentarsi al pubblico e di stare correttamente in scena, e poi da solo, copiando i grandi artisti, studiando e creando. Per chi deve cantare sul palcoscenico, l’eleganza, la correttezza, la disinvoltura, la giusta misura di tutti i movimenti, ciò che in conclusione dicesi «possesso della scena» è di un’importanza tanto grande che molte volte sopperisce (in parte) alla deficienza dei mezzi vocali. Un artista di canto dev’essere anche un buon attore.

Come si deve aver cura di evitare la rigidità nell’atteggiamento della persona, così si devono disapprovare quei cantanti che, nonostante siano principianti, studiano gesticolando con le braccia e con le mani o prendono pose da gladiatori. Ripeterò dunque, per concludere, che il miglio atteggiamento per un cantante è quello spontaneo e naturale, evitando però ogni abbandono e osservando le norme più sopra accennate.

Testo estratto da Arte e tecnica del canto, Gustavo Magrini, Milano, 1905. – Luca D’Annunzio.

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