Heinrich Panofka:

considerazioni generali XI

dei differenti timbri o metalli.

Nel capitolo “Della ricerca del suono” noi abbiamo combattuto il lavorio sì penoso e sì pericoloso al quale sovente s’assoggettano i cantanti per cercare la forza del suono. Noi ora dobbiamo con pari zelo combattere la fissazione così generale nei cantanti di consumare le ore intiere a cercare il timbro da doversi impiegare per una frase.

Noi crediamo esser utile di qui ripetere ciò che noi dicevamo dei timbri nel Cap. V dell’Arte di cantare. 

“Giova anzi tutto distinguere i due timbri d’una voce: il naturale e l’artificiale che serve a produrre certi effetti studiati. Ciascuna voce è dotata dalla natura d’un timbro che varia d’intensità secondo il registro: ora egli è sonoro, chiaro, ora dolce, soave, pur mantenendosi chiaro, ossivvero scuro , o sordo, sebben dotato d’una certa forza, spesso ancora gutturale, nasardo o rauco. Una voce sana dee avere un timbro sonoro, chiaro, od uno dolce e soave; può bensì avere anche un timbro scuro. Una voce di timbro sordo, gutturale, nasardo o rauco è difettosa, ma spesso capace d’esser corretta.”

“Il timbro naturale d’una voce essendo, per così dire, l’espressione caratteristica dell’anima; la qualità dell’ingegno sarà in generale conforme a quella del timbro di essa voce. Ma v’è un altro timbro, ch’io chiamerò artificiale o modificazione del suono, che s’applica unicamente all’espressione d’una frase musicale, e quegli è capace di tanti coloriti quanti gliene può dare il sentimento individuale del cantante. La sua formazione e la sua applicazione debbono in gran parte lasciarsi all’intelligenza e al gusto individuale del cantante “.

Il vecchio dettato: Il tuono fa la canzone è d’una lampante verità. Ei dice che la frase musicale ugualmente che il senso delle parole debbono ispirare al cantante il tuono convenevole alla canzone. Ora il tuono è il timbro; e cercarlo sarebbe lavoro perduto. Egli è l’istinto vocale che lo ispira, e quest’istinto è assolutamente necessario al cantante; e noi non ci peritiamo ad asserire che costituisce una gran parte del suo ingegno e anche del suo genio. Chi non ricorda la varietà infinita di timbri per mezzo dei quali Rubini rapiva il suo uditorio nei pezzi – Il mio tesoro – ed – Ecco ridente in cielo? – Chi ha potuto dimenticare il timbro divino del si bimmolle che la signora Frezzolini faceva sentire nel trio delle maschere di Don Giovanni? Chi non s’è scosso quando Fraschini cava quel là bimmolle d’una dolcezza incomparabile sulla prima sillaba della parola Madre nel terzetto della Lucrezia Borgia? 

Quel timbro è una vera scoperta; e noi sappiamo positivamente che Fraschini l’ha trovato un giorno senz’averlo cercato. Per ottenere risultamenti siffatti, bisogna che il cantante sia dotato d’istinto vocale; ma bisogna altresì che la laringe vi si presti, bisogna che, per così dire, la laringe sia intelligente. Sarebbe lo stesso che i piedi d’un ballerino mancassero di pieghevolezza e d’intelligenza: il desiderio di far bene e gli studi coreografici non gli servirebbero a nulla. D’altro lato incantare col timbro è privilegio dei soli grandi artisti. Ragione di più per non cercarlo a forza di fatica.

Testo estratto da Voci e cantanti, Ventotto capitoli di considerazioni generali sulla voce e sull’arte del canto, Enrico Panofka, Firenze, 1871. – Luca D’Annunzio.

 

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