Heinrich Panofka:

considerazioni generali XIV

della tendenza che hanno i cantanti di preoccuparsi delle note alte. 

Le note alte essendo, per così dire, l’incognito, è naturale che i cantanti le ricerchino con predilezione. L’incognito ha tanta attrattiva, ben inteso per chi lo raggiunge, ma non sempre per coloro davanti ai quali se ne fa pompa. 

Che idea singolare credere che bisogna assolutamente lanciar delle note alte come razzi per far effetto! L’uso frequente di sì fatti mezzi non finisce per perdere ogni suo pregio, come quello di certe esagerazioni di cui trattammo in altro luogo? 

 Il pubblico ha egli sempre conoscenza vera delle note alte, così prodigate dal cantante per cattivarsi la sua attenzione e per ottenere i suoi applausi? Sa egli sempre distinguere un da un , un da un do sparato vigorosamente alla fine d’un pezzo? Non lo crediamo.

Quante volte un cantante o una cantatrice non ha abbassato, lì per lì, d’un mezzo tuono un pezzo od una cabaletta, senza che nessuno se ne sia accorto, meno gli artisti dell’orchestra?

I pezzi veramente belli, principalmente gli andanti che sono l’opera della vera ispirazione dei maestri, sono generalmente scritti nella estensione d’un’ottava e mezzo. Egli è al centro della voce che vien confidata la pura melodia, e le note alte d’una tale ordinaria estensione non sono usate che pensatamente.

 Noi a questo proposito non abbiamo argomento migliore a citare che la preghiera sublime che precede la grand’aria di Freischütz, come il bell’adagio dell’aria di Leonora del Trovatore. In questi due pezzi, gli allegri sono d’una fattura brillante e di una esecuzione così difficile che noi li abbiamo sentiti abbassare d’un mezzo tono da più d’una cantante, mentre che gli adagi erano stati cantati nel tono primitivo. Una tale trasposizione fu fatta con una semplice modulazione, e il pubblico non se ne accorse per nulla; e quando la cantante aveva ingegno e la sua esecuzione corrispondeva alla bravura del pezzo, esso l’ha applaudita.

Egli adunque è del tutto superfluo annettere sì grande importanza all’uso di alcune note alte, le quali, in fondo in fondo , non sono che un’illusione e un’illusione funesta. 

Il cantante che avrà fatto degli studi che posano su buoni sistemi, come il perfetto padroneggiar della sua voce, un delicato sentimento, la conoscenza delle opere dei maestri e l’amore appassionato per l’arte sua, non cadrà mai in queste aberrazioni le quali, mentre soffocano il senso vero dei pezzi, soffocano al tempo istesso il vero sentimento del cantante.

Testo estratto da Voci e cantanti, Ventotto capitoli di considerazioni generali sulla voce e sull’arte del canto, Enrico Panofka, Firenze, 1871. – Luca D’Annunzio.

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