Riflessioni sull'arte del canto

Heinrich Panofka:

considerazioni generali XVII

della vocalizzazione

V’ha dei maestri che fanno poco conto dello studio della vocalizzazione. E difatti se questo studio non consistesse che a cantar dei pezzi vocali senza parole, ei non avrebbe una grande importanza.Ma vocalizzi, ciascun dei quali ha uno scopo particolare, sia per trar fuori l’agilità, sia per apprendere a fraseggiare, altro non sono che esercizi vocali presentati sotto una forma piacevole e musicale, i quali sono studiati dagli alunni con più alacrità e diletto che i semplici esercizi, che per essi hanno sembianza d’una fatica arida.

Vocalizzare vale addolcire la voce, renderla atta alla esecuzione del canto largo, come pure del canto figurato. Adunque ciascun cantante dee saper vocalizzare; ben inteso secondo l’indole e la possibile flessibilità della sua voce.

Gli strumentisti consumano degli anni a studiare il meccanismo del loro strumento, avanti d’essere in grado di sonare passabilmente un pezzo. Noi chiediamo al cantante di spendere un anno allo studio della vocalizzazione.È forse troppo?

V’ha dei soprani leggeri e dei mezzi-contralti che hanno da natura la voce così pieghevole che stimano inutile lo studio del vocalizzo: essi vocalizzano assai rapidamente con grande facilità, ma questa dote può dar luogo a più d’un difetto. Noi parteggiamo poco per questa vocalizzazione naturale , e ci accingiamo a porre in vista i difetti ai quali facevamo allusione.

1. Nel vocalizzar rapidamente , senz’aver prima vocalizzato sopra un movimento moderato , non si potendo da queste voci unire i due registri in un movimento rapido, si contentano, in generale, nella scala più bassa delle respettive lor voci, d’una o tutt’al più di due note del primo registro, o cantano colla stessa forza nel secondo registro; e così perdono immancabilmente o una parte del primo registro, o lo perdono del tutto. Al contrario vocalizzando in un movimento moderato, il soprano, nella scala di do, non entrerà nel secondo registro che al sol; e il mezzo contralto, nella scala di sol, v’entrerà al fa# . Le difficoltà per l’unione dei due registri non presentandosi che nelle voci mal guidate, noi dobbiamo segnalare questa vocalizzazione naturale, rapida, come uno dei più comuni errori nell’insegnamento. La colpa è più dello scolaro che del maestro , il quale, in questo caso, il più sovente predica nel deserto; imperocchè gli alunni sapendo vocalizzare rapidamente, nè sempre essendo cime d’intelligenze, fanno volentieri isordi alle giuste osservazioni del loro maestro.

2. Una conseguenza ordinaria della vocalizzazione naturale per i soprani, ed anche pei mezzi contralti, è di tremare il mento nel vocalizzare, e così dare una vocalizzazione cascante o saltellante.

3. U n terzo difetto di sì fatta vocalizzazione , è di far sentire più vocali, nonostante che quella sulla quale si vocalizza non ne domandi che una: per esempio, avendo a cantare una scala rapida, la cui prima nota debba far sentire l’a della parola amore, spessissimo vien fatto d’udire la.…â…oe…e.… omore: la qual maniera di pronunciare, oltre che ell’è bruttissima e senza senso veruno, presto conduce a una falsa intonazione. Ecco i rimedi per correggere questi difetti in coloro che stimarono di far di meno dello studio del vocalizzo a movimento moderato.

È assolutamente indispensabile che comincino a vocalizzare in un movimento anche lento, per poter emettere le note del primo registro fino al suo limite. Sarà util cosa mettere un dito sulla laringe per avvertire il cambiamento di registro che la laringe fa sentire in distintissimo modo. Adagio adagio vocalizzeranno in un movimento più animato, e in quella guisa arriveranno ad ottenere la vocalizzazione legata dei buoni cantanti italiani; come l’Alboni che per noi è l’ideale delle vocalizzatrici; e che non ha mai fatto sentire una scala cascante o saltellante.

Coloro che nel vocalizzare hanno preso l’abitudine di tremare il mento, faranno bene a tenerselo colla diritta mentre che studiano; in tal modo s’avvedranno di così grave difetto e, purchè non perdano la pazienza di studiare cosiffattamente, finiranno per conseguire la vocalizzazione regolare: mentre che, collo scuotere il mento , indeboliscono il primo registro, chiudono la bocca, stancano la laringe, cantano stonati e finiscono col trovarsi due menti; ciò che non cresce la bellezza della cantatrice.

Mi piace a questo proposito di dire una parola sulla falsa intonazione: il difetto di calare viene, o da cattivo orecchio o da voce stanca; il difetto di crescere, al contrario, è conseguenza di sforzi fatti, sia negli studi che nelle parti delle opere eseguite: si può correggere il primo di questi due difetti collo studio costante dell’emissione della voce per quinte e ottave, accentando con gran nettezza la prima nota col colpetto di gola; quanto poi al secondo ci pare irrimediabile, se egli non cede alla vocalizzazione ben legata a movimento ben lento. In questo caso si ponga soprattutto ben mente a non voler rettificare una sola nota che siamo abituati a stonare: lo studio su delle note isolate è una via sicura, non solo per non trovare miglioramento al difetto, ma di stancare altresì queste note isolate ed anche le note vicine.

Ciò che abbiamo’detto prova, secondo noi, che lo studio della vocalizzazione è d’un’assoluta necessità per ciaschedun cantante, se vuol piegar la voce e farsene padrone. Le voci che possono esser ribelli alla vocalizzazione, come i mezzi soprani, i veri contralti, i tenori di forza e i bassi profondi, si debbon dare a questo studio con tutta la pazienza, perchè lì sta il solo segreto di conservarli e di consentire ai cantanti di cantare il cantabile senza sforzi, con colorito e senza stancarsi.

Testo estratto da Voci e cantanti, Ventotto capitoli di considerazioni generali sulla voce e sull’arte del canto, Enrico Panofka, Firenze, 1871. – Luca D’Annunzio.

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