Heinrich Panofka:

Considerazioni generali XVIII

Le sfumature nella vocalizzazione

Le sfumature del crescendo e del decrescendo, dell’accelerando e del ritardando, formano raramente un soggetto di studio particolare del cantante. Si contenta in generale di eseguirle senza gradazione; e il più delle volte con una certa ruvidezza, soprattutto , nelle frasi d’un movimento animato, o nei passaggi di agilità; ed eseguendole così l’effetto di queste sfumature è nullo.

Quando si tratta di fare un crescendo in una frase cantata, massime con degl’intervalli un poco distinti, come, quarta, quinta o sesta, l’effetto sarà non solamente nullo , ma nel tempo medesimo spiacevolissimo; l’orecchio sarà offeso da questo rinforzando, che non ha niente di comune con il crescendo.

Ammettiamo la scala ascendente di do maggiore; qui bisogna far sentire il crescendo insensibilmente a partire dal là, ed accentare il si forte. La medesima regola è da osservarsi per il decrescendo in senso inverso; ammesso la scala discendente di do minore, bisogna principiar il decrescendo fin dalla quarta nota, al sol, e andare diminuendo il suono sino alla fine. Le regole che si applicano a queste due sfumature, si applicano egualmente a quella dell’accelerando e del ritardando.

Per bene sfumare questi due effetti, nella vocalizzazione rapida, è necessario, prima di tutto, d’essere perfettamente sicuri della esecuzione; perchè la minima esitanza renderebbe impossibili questi effetti.

I cantanti che hanno fatto degli studi serii di vocalizzazione, avranno sufficiente occasione di valersene, mentre che quelli, dei quali la vocalizzazione è imperfetta e zoppa, non perverranno mai a rendersi padroni di queste sfumature, le quali, come tutte le sfumature, impiegate sobriamente e con gusto , sono d’un gran pregio nelle esecuzioni vocali. Fra le cantanti moderne celebri per le vocalizzazioni, sono l’Alboni, la Fioretti e la Patti.

Testo estratto da Voci e cantanti, Ventotto capitoli di considerazioni generali sulla voce e sull’arte del canto, Enrico Panofka, Firenze, 1871. – Luca D’Annunzio.

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