Luca D’Annunzio:

il maestro di canto

Pretendere di educare una voce a partire dai suoi attributi secondari comporta la scomposizione del meccanismo o emissione del suono. Questo tipo di insegnamento è molto forviante ed in generale distorce lo strumento anziché crearlo sulle giuste basi. Questo è il motivo per cui generalmente gli insegnanti si confondono nel classificare le voci dei loro studenti poiché il colore, il volume, l’intensità e l’estensione di una voce non sono indicatori di registrazione e tessitura. Da ciò nascono anche molte false associazioni come, ad esempio capire che una voce oscura è una voce di registrazione e/o tessitura grave, mentre il colore non è una qualità della voce che ha relazione con l’emissione del suono.

Le famiglie di timbri che si collegano direttamente alla fonazione e al buon ordinamento di tutti gli elementi che concorrono alla giusta emissione del suono sono l’opaco e il brillante. Queste due qualità basiche si possono manifestare in qualsiasi voce di timbro chiaro o scuro. Gli antichi maestri chiamavano queste due qualità di base della trasmissione del suono “emissione semplice” e sono l’asse del maestro di canto nello sviluppo della voce dello studente per, senza commettere alcun errore sui timbri, risolvere tutte le problematiche fondamentali della tecnica vocale, come ad esempio l’unione dei registri.

L’arte del maestro di canto si riassume come il sottile e intelligente discernimento dei timbri dello studente, sui quali si educherà il suono, al fine di coltivare in modo perfetto i mezzi del cantante. Questo giustifica il metodo, lo strumento e la procedura. Per questa ragione il maestro di canto deve avere un orecchio colto e infallibile che gli permetta di andare a costruire nel momento stesso in cui sente il suono.

Il maestro di canto deve essere in grado di ascoltare tre cose alla volta. In primo luogo la qualità immediata, in secondo luogo la qualità di suono successiva, cioè la proiezione che determinerà l’esercizio da utilizzare, ed in terzo luogo deve ascoltare la voce completa, al massimo del suo sviluppo. Se non può farlo, non può insegnare. Nel rinascimento, gli scultori dicevano che l’opera era già dentro la pietra, il che ci dà l’idea che l’opera viveva già nell’immaginazione dell’artista e che lui poteva misurare le possibilità del materiale con cui lavorava. Dev’essere così il lavoro del maestro di canto. Ecco perché è così importante effettuare una valutazione approfondita delle possibilità del cantante prima di iniziare il lavoro di sviluppo.

Tutto sta nel possedere una grande cultura del suono ottenuta dal proprio processo di apprendimento, dai grandi esempi di cantanti della storia che ci forniscono un quadro estetico molto diverso da quello attuale e nella corretta educazione come insegnante. Tutto ciò si traduce in un raffinato senso dell’udito che identifica una giustificazione per ogni manifestazione fonica. La voce ha un linguaggio molto ricco… basta saper ascoltare. Così il maestro di canto sa quali mezzi deve usare per correggere un determinato vizio o difetto, con questo intendo la vocale dell’esercizio, il suo disegno melodico, la sua tessitura, la sua temporalità, ecc.

L’arte del canto è un’arte sonora. Per poterla insegnare e farla apprendere si deve lavorare sul suono stesso e nient’altro. Il suono contiene tutte le risposte. Bisogna imparare a conoscere il significato di ogni qualità del suono, sia buona che cattiva. Mai maestro e allievo devono esercitare la voce senza una coordinata estetica chiara e rigorosa. Questo processo non solo sviluppa le abilità motorie del cantante, ma affinerà anche il suo gusto. La confluenza del gusto, la possibilità motoria e la sensibilità, rendono possibile il controllo dello strumento e la seria introduzione nello studio dello stile.

Ci siamo allontanati molto dalla qualità del suono nella voce umana. Oggi riceviamo solo distorsioni su distorsioni il che comporta la necessità di tornare alla qualità a partire dagli strumenti metodologici giusti e necessari. Quando parlo del buon suono, non parlo solo di un suono sano, equilibrato, bello, ma faccio riferimento al suono che ci chiedono i grandi compositori del passato. Non dobbiamo dimenticare che sono loro che pongono le vere coordinate estetiche. Mi associo alle parole di Francisco Viñas che ci dice che se non facciamo uno sforzo per tornare ai tempi di una volta in relazione allo studio non otterremo mai nulla di onorevole.

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