Luca D’Annunzio:

la respirazione nell’arte del canto – Parte II

LA RESPIRAZIONE NELLA TEORIA

L’atto della respirazione è composto da due tempi regolari e ritmici: quello dell’inspirazione e quello dell’espirazione, con la rispettiva dilatazione e contrazione dei polmoni. Oltre ai polmoni il meccanismo respiratorio è costituito da organi ausiliari come il torace, i muscoli intercostali, l’addome e il diaframma. Quest’ultimo pur non partecipando attivamente alla respirazione in stato di riposo o in quella che utilizziamo nel parlato, si trasforma in un muscolo di vitale importanza nell’esercizio del canto, poiché agisce come un mantice mediante il quale il cantante può regolare a piacere la quantità e la velocità dell’aria che desidera espellere in funzione della produzione specifica di un tono.

Da ciò si nota che il canto implica una ginnastica respiratoria totalmente diversa da quella di uso quotidiano poiché necessita di movimenti artificiosi, irregolari e lenti che richiedono un maggiore sforzo e attività del meccanismo. Da questo dipendono qualità importanti come la fermezza del suono e la buona intonazione.

I sistemi di respirazione secondo la scienza e il suo rapporto con l’arte vocale

Da molto tempo la scienza ha classificato i diversi sistemi respiratori in funzione della parte della cavità toracica in cui va l’aria. Se va nella parte superiore, la respirazione è chiamata clavicolare, se va nella parte media la respirazione è chiamata intercostale e se va nella parte inferiore la respirazione è denominata diaframmatica. Questi tre modalità di respirazione corrispondono ad una teoria nata dall’esame della normale respirazione, che però  nell’arte vocale ha alcune limitazioni di ordine pratico. Tuttavia, analizzeremo ciascuna modalità e il rapporto che esiste tra di loro, considerandone vantaggi e svantaggi.

Respirazione clavicolare

In questo tipo di respirazione l’aria viene trattenuta nella parte superiore del torace, causando violenti movimenti della clavicola, dello sterno, delle costole e delle spalle che ritornano alla loro posizione naturale solo finita l’espirazione. Questo perché la parte superiore del torace non può immagazzinare l’aria inspirata senza generare una grande tensione. Questo “sistema” così come lo descrive la scienza in nessun caso è ammissibile nell’arte del canto, poiché il petto deve servire solo come cassa di risonanza del suono e punto di appoggio della voce, non deve mai fungere da mantice, per cui deve essere privo d’aria. Con questo tipo di respirazione le dimensioni della cassa di risonanza sono ridotte alterando il comportamento della trachea e della laringe. Quest’ultima non può abbassarsi normalmente a causa della grande pressione dell’aria immagazzinata nel torace e per questa ragione non è libera nell’esercizio dell’emissione del suono, affaticando fortemente il cantante per l’inevitabile attrito che l’aria produrrà nella laringe e nella gola.

Il maestro Leone Cav. Giraldoni riferisce nel suo Compendium

Difatti la respirazione intercostale o clavicolare (questa usata in specie dalle signore), oltre ad esercitare una pressione sulle costole (pressione che gradatamente giunge fino alla trachea) ha anche l’inconveniente di restringere lo spazio del petto che agisce, egli pure, a guisa di ripercuotitore del suono e per conseguenza ne avviene diminuzione di vibrazione fonica. 

Respirazione costo diaframmatico o intercostale

In questo tipo di respirazione l’aria arriva un po’ più in basso, immagazzinandosi nella parte centrale del torace e dell’addome. Le spalle rimangono immobili al respirare e la parte inferiore dell’addome, dove si trova il diaframma, quasi non partecipa, osservandosi un leggero sollevamento della parte costale. Questo sistema è di grande utilità quando il cantante ha bisogno di effettuare inspirazioni in pochissimo tempo, ciò che è stato chiamato dalla pratica comune, respirazione in tempo rubato. In questa tipologia di respirazione si comprendono sia i mezzi che i quarti respiri che consistono nella presa d’aria in tempi molto brevi, allungando invece l’espulsione della stessa. L’inspirazione deve riempire rapidamente tutte le cavità e l’espirazione deve essere fatta con la massima lentezza, regolando il volume dell’aria in modo che sia sempre uniforme fino alla fine del soffio espiratorio.

Respirazione diaframmatica

È il tipo di respirazione che tutti i grandi maestri dell’arte canora consigliano di utilizzare, per i grandi vantaggi che comporta nell’emissione del suono che si manifesta fermo e sicuro quanto a intensità, volume, timbro e intonazione. La respirazione diaframmatica porta questo nome perché ha come unica base il diaframma che si occupa di espellere l’aria e mantenere così la fermezza del suono. È con essa che si ottengono i grandi fiati, così come i suoni più pieni e robusti, perché è quello che permette di immagazzinare la maggior quantità di aria possibile, tenendo conto dei limiti naturali di ogni individuo.

Il maestro Leone Cav. Giraldoni riferisce nel suo Compendium:

Ho detto più sopra che nella respirazione diaframma tica, il diaframma agisce in noi come il mantice nel l’organo o nella fisarmonica. È una azione del resto talmente naturale, che quando siamo coricati non respiriamo diversamente. Non vanto questo modo di respirare siccome indispensabile per chi vuole cantare, giacche molti cantanti ed anche celebri, non ne hanno la minima cognizione e cantano benissimo. Ma asserisco pero che colui che, o per ignoranza , per indifferenza, non ne fa uso, si priva di grandi risorse. Azzardo dire che è tale la sua impor tanza che (specialmente per essa) si può asserire non essere il canto che la pura ginnastica della respirazione. Mandl, il celebre dottore ungherese che fece studi speciali sulla voce umana, raccomanda questa respira zione in modo particolare, come pure lo fanno Mackenzie, Lavoix, Benke, o tutti in generale, quelli che ne studia rono l’applicazione e i benefizi che procura sulla emis sione del suono.

Per quanto riguarda i sistemi di respirazione, vorrei concludere dicendo che non si deve mai tentare di limitare l’aria ad una sola parte del torace perché è impossibile che nella respirazione intercostale la parte bassa dell’addome non partecipi, anche solo minimamente. Piuttosto è indispensabile concentrare la nostra attenzione sulla quantità d’aria che prendiamo, senza violentarlo né dirigerlo al momento dell’inspirazione e raggiungere così un respiro naturale dove tutti i muscoli prendono parte in modo equilibrato.

Il rapporto tra la respirazione e l’emissione del suono

Otteniamo piena coscienza e maestria di tutti gli organi che concorrono al fenomeno dell’inspirazione e dell’espirazione quando quest’ultimi prendono parte all’emissione del suono stesso. Il buon funzionamento della respirazione si trasforma in una necessità e di conseguenza il cantante comprende rapidamente le sensazioni. In ogni caso, è necessario fare una certa ginnastica respiratoria indipendente (esercizi muti) al fine di ampliare, intensificare e rafforzare il torace e in particolare il diaframma.

L’artista che attraverso la pratica, si convince dei grandi vantaggi di questo allenamento respiratorio per l’emissione del suono e anche per la salute in generale, dovrà esercitarsi durante tutto il corso della sua carriera, nello stesso modo in cui mantiene l’addestramento delle proprie facoltà vocali.

error: Content is protected !!