Leone Giraldoni:

Dei timbri

Chiamasi timbro la qualità fonica, ossia il colore di una voce. Vi sono due timbri opposti; il timbro aperto ed il timbro chiuso. I timbri servono all’espressione delle diverse passioni del cuore umano.

Il timbro aperto esprime generalmente tutti i sentimenti espansivi dell’anima come la gioia, la collera, ecc. Il timbro chiuso viene usato per esprimere tutte le passioni che denotano concentramento dell’anima, siccome la vendetta, l’odio, la collera soffocata, ecc.

Qui è duopo osservare di non confondere col timbro il punto d’appoggio per l’emissione della voce che vuol essere sempre al petto, siccome ho reiteratamente detto. Si può bensì cantare col timbro chiuso od aperto appoggiando la voce od al petto, od al naso, od alla gola, per cui i così detti timbri gutturali, nasali, ecc. indicati da alcuni autori d’opere sull’arte del canto, dipendendo interamente dallo spostare il punto d’appoggio, o alle fosse nasali o alla gola, ecc., sono impropriamente ed erroneamente chiamati timbri.

Il timbro aperto o chiuso essendo la manifestazione di passioni espansive o concentrate, non possono né l’uno, né l’altro ammettersi come base dell’emissione vocale, che esige un timbro misto che tenga il mezzo fra questi due opposti, onde potere all’uopo servirsi o dell’uno o dell’altro. Il timbro misto esprimerà di preferenza i sentimenti che palesano lo stato normale dell’anima, per cui il cantante che prenderebbe per base della sua emissione vocale uno dei due timbri opposti, si priverebbe di una risorsa essenziale onde palesare certi affetti dell’anima. Il cantante dovrà esercitarsi dunque tanto sull’uno, quanto sull’altro di questi due timbri, considerandoli soltanto come effetti od accenti drammatici della voce.

Testo estratto da Guida teorica – pratica ad uso dell’artista cantante, Leone Giraldoni, Milano, 1884. – Luca D’Annunzio.

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