Riflessioni sull'arte del canto

Leone Giraldoni:

il sistema di risonanza della voce

Proseguiamo l’esame, degli agenti che concorrono alla risonanza della voce, ossia degli organi della faringe e della bocca.

Quel doppio movimento della lingua e la mia raccomandazione di premerne alquanto l’orlo della parte anteriore contro la radice dei denti, può conservarsi anche nell’articolazione, non solo delle vocali, ma pur anco nelle parole cantate, perché soltanto nella elocuzione della l e della r la lingua è costretta per un momento ad accostarsi al palato, ma riprende tosto la sua posizione anteriore, come ho indicato qui sopra.

Più il canto necessiterà dolcezza di emissione e più abbandonato dovrà essere il movimento della lingua, che nella mezza voce rimarrà pianamente distesa senza contrazione alcuna, come la laringe dal lato suo non sarà che insensibilmente abbassata; ma non dovrà mai innalzarsi, se non che per seguire l’altalena dei movimenti impressi dalla articolazione delle parole.

Quando poi si vorrà dare al suono una potenza più intensa, oltre alla azione già indicata della pressione diaframmatica , si aggiungerà la pressione dei muscoli laterali che contornano il diaframma, movimento facilissimo che, come già lo dissi, si fa naturalmente ogni qual volta si tenta uno sforzo muscolare come nell’atto indicato di sturare una bottiglia; aggiungendo a queste pressioni, la resistenza sottolaringea onde trattenere il fiato, si avrà una potenza grandissima di suono che non pregiudicherà punto la laringe e che permetterà di emetterne i suoni più acuti senza sforzo di voce, essendo soltanto uno sforzo di pressione e di resistenza respiratoria.

Un altro agente di grande importanza per le modificazioni che imprime alla voce, il velo palatino che sostiene l’ugola. Questo velo palatino è il regolatore del suono alla sua uscita dalla laringe. Esso ne circoscrive e regola le vibrazioni; esso dirige l’onda sonora permettendole, coll’innalzarsi, di percuotere tutta la volta palatina, oppure coll’abbassarsi dividere l’onda sonora portandone la ripercussione, parte verso gli antri superiori nasali, parte verso la volta palatina, ciò che modifica il timbro della voce, dandole maggior morbidezza ed un certo patetico.

Ha pure una grande importanza nell’emissione delle vocali, come nei differenti timbri aperti, misti o chiusi della voce. Per cui si dovrà coltivarne i movimenti per fare acquistare a questo essenzialissimo agente fonico tutta la sua elasticità. Giacchè siamo a parlare dell’ugola, raccomando a chi avesse il difetto di un’ugola troppo allungata a farsela tosto recidere da un chirurgo esperto. Questa operazione semplicissima in sè stessa non ha inconvenienti di sorta ed ha inoltre una influenza benefica sul timbro della voce.

I pilastri del velo palatino, ove annicchiansi le tonsille, hanno essi pure una grande relazione ed importanza nella modificazione del suono, la più leggera loro contrazione, arrotondando l’emissione del suono al punto di cambiare un timbro aperto in timbro chiuso, se se ne aumenta la contrazione. È l’organo che domina essenzialmente nell’atto del passaggio della voce dal timbro o normale o aperto al chiuso, come succede nelle voci di baritono tra il mi bemolle o mi naturale al fa, e nel tenore tra il fa naturale o fa diesis al sol. Coll’esercizio ripetuto di questo movimento dei pilastri del velo palatino, si arriva facilmente a superare senza difficoltà questo scoglio di molte voci.

La bocca deve (quando l’espressione non lo vieta) essere sempre sorridente, ciò che dà al viso grazia e disinvoltura. Le labbra non dovranno mai essere contratte da un movimento estraneo all’atteggiamento naturale che fa loro prendere l’articolazione delle consonanti. Ogni contrazione negli agenti della risonanza fonica altera sensibilmente la qualità del suono.

Queste sono le condizioni necessarie ad una buona emissione della voce. Dal giuoco simultaneo dei movimenti di questi agenti della voce si otterrà poco a poco il giusto equilibrio che solo la pratica può insegnare.

Come si può vedere dopo lette queste righe, lo scopo mio non è stato di scrivere un metodo di canto da fare numero con tanti altri comparsi in ogni paese, metodi (a mio parere) che insegnano ben poco a chi ha il desiderio d’imparare e che lasciano il tempo che trovano.

Ciò che offro con questo lavoro ben piccolo di mole, è una regola fissa, inconfutabile per tutte le voci, perchè ciò che ho esposto s’addice tanto alle voci di tenori seri o leggeri, soprani drammatici o soprani leggeri, mezzi soprani o contralti, quanto a quelle di baritoni o di bassi.

A tutte, senza eccezione, questi miei insegnamenti si addicono, e questo è quello che forma di questo mio piccolo lavoro un libro eccezionale, che irradia di molta luce le infinite tenebre, fra le quali si aggira la maggior parte degli insegnanti. Nulla ho inventato del mio, lo ripeto, ma ho semplicemente constatato delle verità finora sfuggite alla osservazione. Le grandi verità che rivoluzionarono il mondo non hanno avuto altra origine se non la constatazione di un principio esistente che la scienza e l’osservazione seppero utilizzare.

Testo estratto da Compendium, Leone Giraldoni, Milano, 1889. – Luca D’Annunzio.

 

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