Riflessioni sull'arte del canto

Leone Giraldoni:

la laringe

Per ottenere efficacemente la resistenza che indico qui sopra, sarà indispensabile unirvi un movimento di abbassamento della laringe sotto la sua posizione normale. Senza questo movimento sarebbe difficile ottenere una sufficiente resistenza da dominare a volontà la emissione del suono. Questo abbassamento della laringe ha un altro grande vantaggio, ed è di allungare la parte superiore ripercuotitrice del suono oltre a permettere l’espulsione dell’aria gradatamente e a volontà, ciò che dà al respiro una durata rimarchevole e si apprezzata nel cantante. 

Cosa strana! Questo fenomeno rimarchevole dell’abbassamento della laringe sotto alla sua posizione normale, naturale in tutte le belle e forti voci scevre di difetti, non venne mai o quasi mai, indicato da nessuno di quelli che si occuparono dello studio della voce. Siccome forma la base del mio metodo d’insegnamento, io me ne sono fatto l’apostolo, e credo essere l’unico che abbia fissato l’attenzione sopra questa pietra angolare dell’edifizio vocale. 

Faure nel suo Metodo di canto ne parla per incidenza consigliando, per ottenere potenza nei suoni, in specie quelli acuti, di piegare la testa verso il petto, appoggiando alquanto il mento; il quale movimento non ha altro significato che d’indurre la laringe ad abbassarsi al quanto, o per lo meno, di rimanere ferma. 

Un altro autore tedesco di cui non ricordo il nome, ne parla pure egli leggermente alla fine del suo opuscolo, ma anch’egli come per incidenza.

Ma nessuno degli autori medici o professori che scrissero sul canto, si occuparono, come lo merita, della im mensa influenza che porta alla voce, l’abbassamento relativo della glotta al di sotto della sua posizione normale. Di più aggiungerò che molti invece caddero nell’inqualificabile errore contrario, dichiarando che a misura che sale la voce nella sua scala, la laringe o glotta deve salire anch’essa sopra alla sua posizione normale. 

Se avessero semplicemente constatato il fatto dell’ascensione della laringe, quando la voce sale nella sua scala, meno male, perché è un fatto naturale. Ma consigliarlo nello studio del canto è un fatale sbaglio, attesochè la laringe, per resistere allo sforzo che produce l’emissione di suoni acuti, si contrae e modifica facilmente il timbro della voce che prende un suono di gola. 

L’arte constatò coll’osservazione e l’esperienza che nelle voci belle per natura accado precisamente il contrario. Per cui è forza ammettere per principio che la posizione che prende la laringe abbassandosi dà la facoltà di affrontare qualunque suono della sua scala senza esporsi ad essere danneggiata. Tutti i registri della voce si fondano come in uno solo e la voce acquista una uguaglianza meravigliosa. 

Forte di questa convinzione io pretendo che più il suono ascende la sua scala, più è mestieri fare obbedire la laringe perché retroceda dalla sua posizione normale. Non l’ho inventata io. La natura stessa me ne fece persuaso colla osservazione che feci sulle voci le più potenti o le più belle, che tutte obbedivano a questo movimento di abbassamento, in ispecie nel registro il più acuto della voce; e me ne rese pure persuaso la mia stessa voce, che dopo 40 anni di professione laboriosa, conserva tuttora la sua sonorità e la sua estensione prodigiosa. E la natura stessa me lo provò pure nell’applicazione ch’io feci di questa legge, coi miei allievi, perché tutti, coll’applicazione di questo mio metodo, vantaggiarono la loro voce in sonorità ed in estensione. 

Molti maestri però, senza osservare questo fenomeno in modo da farne una legge, ne ebbero la intuizione, insegnando di prendere il suono acuto più in giù possibile. Non era più semplice indicare il movimento del l’abbassamento della laringe? Movimento che l’occhio ed il tasto possono facilmente constatare. 

Molti si spaventano della difficoltà che incontrano per ottenere l’obbedienza della laringe a questo movimento. Si spaventano a torto, perchè anche questo è un movimento fisiologico che ognuno fa senza rendersene conto; per esempio quando si sbadiglia. Si osservi che in quell’atto la laringe naturalmente discende dalla sua posizione normale. La difficoltà consiste (per emettere il suono in quella posizione) in impedire alla laringe il suo movimento ascensionale, al quale propende per natura all’atto dell’emissione del suono. 

Per ottenere l’obbedienza della laringe nell’atto di emettere il suono, lo si emetta leggermente imitando l’atto stesso dello sbadiglio come succede allorquando uno sbadiglio s’intromette in un discorso che però non si vuole interrompere. Si studi allora il movimento muscolare che produce questo abbassamento della laringe, poi si emettino su questo movimento, alcuni suoni prima parlati, poi, poco a poco cantati, e posso garantire che questo movimento che sembra si difficile in principio, non tarda a rendersi famigliare e naturale. 

Posso assicurare che appena si può già ottenere la posizione stabile della laringe in tutta la estensione della scala, la voce acquista già con questo solo atto una potenza di suono veramente rimarchevole. 

Quando si sarà ottenuto la piena libertà e padronanza della respirazione diaframmatica unitamente all’abbassamento relativo della laringe, si potrà dire di avere percorso tre quarti della strada dello studio vocale, poiché rimarrà soltanto a rendersi padrone del maneggio degli organi che contribuiscono alla risonanza della voce, per completare la perfetta emissione secondo il mio metodo. 

Testo estratto da Compendium, Leone Giraldoni, Milano, 1889. – Luca D’Annunzio.

 

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