Leone Giraldoni:

la respirazione nel canto

Per la produzione del suono colla voce, abbiamo visto che il diaframma colla sua pressione sui lobi inferiori dei polmoni, diventa causa primiera della sua produzione. Quest’azione di usare del diaframma per la espulsione dell’aria dai polmoni si chiama respirazione diaframmatica, la quale io reputo la più giovevole di tutte, perchè lascia completa libertà alla laringe, ove risiede il fenomeno della vibrazione delle corde vocali.

Difatti la respirazione intercostale o clavicolare (questa usata in specie dalle signore), oltre ad esercitare una pressione sulle costole (pressione che gradatamente giunge fino alla trachea) ha anche l’inconveniente di restringere lo spazio del petto che agisce, egli pure, a guisa di ripercuotitore del suono e per conseguenza ne avviene diminuzione di vibrazione fonica.

Per quanto questa respirazione diaframmatica (dopo essere stata assurdamente combattuta dagl’ignari) venga oggi, quasi ovunque, ammessa e lodata, pochi ne conoscono la giusta applicazione.

Ho avuto allievi che, convinti di possedere questo modo di respirare, facevano precisamente il contrario di quello che avrebbero dovuto fare, perchè così insegnati da maestri poco pratici ed ignoranti di quanto insegnavano.

Ho detto più sopra che nella respirazione diaframmatica, il diaframma agisce in noi come il mantice nell’organo o nella fisarmonica. 

È una azione del resto talmente naturale, che quando siamo coricati non respiriamo diversamente.

Non vanto questo modo di respirare siccome indispensabile per chi vuole cantare, giacchè molti cantanti ed anche celebri, non ne hanno la minima cognizione e cantano benissimo. Ma asserisco però colui che, o per ignoranza o per indifferenza, non ne fa uso, si priva di grandi risorse. Azzardo dire che è tale la sua importanza che (specialmente per essa) si può asserire non essere il canto che la pura ginnastica della respirazione.

Mandl, il celebre dottore ungherese che fece studi speciali sulla voce umana, raccomanda questa respirazione in modo particolare, come pure lo fanno Mackenzie, Lavoix, Benke, e tutti in generale, quelli che ne studiarono l’applicazione e i benefici che procura sulla emissione del suono.

Come si ottiene? È facilissimo. – Coricatevi e respirate naturalmente. – Questa è la respirazione diaframmatica. Si osserverà che in questa posizione il petto rimane sempre immobile e non seconda punto l’azione compressiva del diaframma nella ispirazione come parimenti nella espulsione dell’aria.

Nello ispirare l’aria, il ventre si protende fuori e si comprime nella espulsione del respiro. – Se si accompagna questo atto con un suono emesso senza artifizio alcuno (come sarebbe un lagno fuggito nel suono), prima leggermente, poscia con forza crescente poco a poco, si avrà già il primo rudimento di questa respirazione che, come si vede, è puramente fisiologica e naturale.

Ottenuto questo primo intento, si eserciterà a precipitare l’azione della ispirazione trattenendo quella della espulsione, e viceversa fino a tanto che non si acquista una pratica tale che, domando tutti i movimenti ispiratori e espulsori, li si fanno obbedire e piegare a volontà.

Nel paragrafo seguente, in cui tratterò della posizione e dell’azione della laringe e delle corde vocali, accennerò ad altri movimenti dei muscoli intercostali, che amplificano la potenza dei suoni a cui si vuol dare maggiore vibrazione.

Esorto però a rendersi un conto esatto dell’atto fisiologico del diaframma, perchè da quello dipende molto il meccanismo della laringe.

Difatti è necessario, per potere colla voce produrre suono, che l’aria che lo produce (prima ripercuotere le corde vocali) venga compressa come sarebbe quella che si comprime in uno stantuffo. Se no, succederà che si farà fare alla laringe l’uffizio di compressore, oppure, alla faringe, e in questi casi il suono verrebbe alterato e ne uscirebbe o un suono caprino (se compressa ne viene la laringe), o di gola (se si stringono le pareti laterali della faringe).

Perchè (per ottenere suono) bisogna pure stringere il qualche parte onde ottenere la resistenza all’azione derivante dalla compressione dell’aria; e dovendo lasciare la laringe completamente libera ed indipendente nella sua azione produttrice del suono per mezzo delle corde vocali, è sotto alla laringe che bisogna cercare il punto di resistenza, come quando si fa uno sforzo che richiede una azione muscolare, per esempio, nell’atto di sturare una bottiglia.  Si spinge dunque l’aria mediante la pressione diaframmatica e nel medesimo tempo si resiste, sotto alla laringe, alla espulsione del suono. – Questo doppio atto, che in tanti movimenti fisiologici si ottiene naturalmente, deve fissare l’attenzione in modo particolare perchè è la prima base di una emissione di voce pretta; e si evitano così i difetti che si prenderebbero colla contrazione degli organi superiori che vogliono essere completamente passivi e perfettamente liberi.

È assai difficile di poter spiegare colle parole questi atti, per naturali che sieno; ma avendo il fenomeno che succede allorquando si fa un atto muscolare di resistenza, averne detto abbastanza per farmi intendere, e lascio alla intelligenza ed al criterio dello studente di rendersene un conto esatto onde applicarne il processo con discernimento ed in relazione alla potenza che si vuole dare al suono da emettere.

Testo estratto da Compendium, Leone Giraldoni, Milano, 1889. – Luca D’Annunzio.

 

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