Leone Giraldoni:

L’igiene del cantante – Parte III

Nessun organismo ha tanta affinità colla voce quanto l’apparato della generazione. Difatti si vede che appena l’uomo entra nell’età della pubertà, l’organo vocale subisce un’intera rivoluzione; qui è d’uopo consigliare a’ giovani che hanno idea, o speranza di lanciarsi nella carriera teatrale, di astenersi da qualunque studio vocale prima che la natura non abbia compiuto il suo travaglio; trasgredire questa legge di natura potrebbe avere per risultato di perdere per sempre il dono di una bella voce. I soprani maschi che non una volta deliziavano gli orecchi dei pubblici con esecuzioni meravigliose, provano l’influenza e la correlazione che vi sono fra questi organismi. Ricordisi dunque il cantante che ha cuore ed amore per l’arte sua, che se Bacco fa pagar caro l’eccesso delle sue libazioni, più caro ed amaro paga colui che troppo sacrifica all’altare di Venere. Convengo che se vi è una classe tra gli uomini più portata all’eccesso di questi piaceri è certo quella degli artisti in generale, siccome quelli che natura dotò di più forte sentire e di tempra più impressionabile. Egli è d’uopo quindi che l’artista usi maggior cautela, onde resistere a questi istinti naturali, evitando sempre l’eccesso che oltre all’abbattimento morale che rintuzza fino ai più nobili sentimenti ed aspirazioni dell’anima, può cagionare irreparabili conseguenze per la sua voce, come per tutta quanta l’economia fisica generale.

Lo studiare allorquando gli organi vocali sono affetti da malattia è cosa funestissima e capace di convertire in seria affezione una semplice indisposizione, come ho detto dianzi a proposito della raucedine.

Ad alcuni è dannoso cantare a digiuno, o immediatamente dopo il pasto, si dovrebbe lasciare uno spazio di circa due ore prima di mettersi allo studio onde la prima digestione abbia tempo di trovarsi inoltrata.

Lo studiar troppo è parimenti nocivo alla voce, ed invece di agevolare i progressi, non fa che stancare l’organo vocale non solo senz’alcun beneficio per la voce, ma altresì con suo detrimento. Tanto varrebbe volere in una volta assorbire il cibo di otto giorni.

Si eviterà parimenti siccome dannosi alla voce: Il cantare all’aria aperta, il ridere forzato, la discussione troppo viva, la lettura ad alta voce e le forti emozioni in generale.

La concentrazione morale, che produce ogni seria applicazione, sia nello scrivere, nel leggere, od in qualunque altra forte occupazione agisce in modo immediato sulla voce, il di cui timbro si trova istantaneamente velato.

L’applicazione allo studio del pianoforte, oltre all’effetto or ora menzionato, stanca anche il petto, per cui dovrà usarsi cautamente e parcamente.

Queste sono in generale le precauzioni che maggiormente devono fissare l’attenzione del cantante che desidera progredire nella via intrapresa, e quindi fare onore agli assunti impegni. Troppo lungo sarebbe esaminare dettagliatamente tutte quante quelle circostanze capaci di arrecare pregiudizio alla voce. Molto dipende dalla maggiore o minore suscettibilità dell’organismo individuale, per cui il cantante dovrà dedicarsi all’osservazione costante della propria costituzione. Così saprà riconoscere meglio ciò che avrà da ricercare come vantaggioso, od evitare come pregiudizievole alla sua voce. Non deve però ad imitazione del malato immaginario, credersi di continuo indisposto e fare del suo stomaco un laboratorio di medicine. Tal metodo di vita invece di giovargli non tarderebbe a rovinargli lo stomaco e portare grave dissesto in tutta la sua salute. Non si ponga dunque in cura il cantante che allorquando si senta colpito da seria affezione che lo metta in istato di non potersi servire de’ sui mezzi. Il riposo, anzitutto, si dovrà osservare come il miglior mezzo di ripristinamento della salute vocale. Le bevande rinfrescanti, come il cremor-tartaro nella limonata, la magnesia calcinata, la cassia, il tamarindo usate parcamente e ad intervalli di più ore, sono generalmente riconosciute sufficienti per fare scomparire le piccole indisposizioni della gola. In caso poi di seria affezione di angina alla laringe, o alla faringe, oppure di granulazione tenace si dovrà consultare un medico immediatamente, onde evitare che quelle affezioni prendano un carattere cronico; caso che molte volte succede, specialmente fra quelli che, come il cantante, tengono la gola in continuo esercizio.

Vi sono alcuni cantanti che credono giovare al timbro ed alla chiarezza della loro voce, martorizzandosi il corpo coll’applicazione di vescicanti o fonticoli, persuasi, dicono, di rimuovere gli umori dalla gola; non sanno coloro che gli umori che si portano a quelle piaghe, volonterosamente aperte, non sono altro che le secrezioni naturali a qualunque piaga; travaglio mediante il quale la natura cerca di riparare al disastro sofferto, creando un nuovo epiderma e che non influisce che momentaneamente sugli umori che non tardano a riprendere il loro naturale corso.

Si limiti il cantante a sottomettersi ad un metodo di vita basato sulle immutabili leggi dell’igiene, ed allontanerà, con questo semplice mezzo profilattico, molte indisposizioni della sua voce. Non pretendo perciò che il cantante abbia da porsi sotto una volenterosa schiavitù, imponendosi continue privazioni. Usi di tutto, ma non abusi di nulla; questo è il principio di una sana e ben ragionata igiene, senza la quale non vi ha salute possibile.

Testo estratto da Guida teorica – pratica ad uso dell’artista cantante, Leone Giraldoni, Milano, 1884. – Luca D’Annunzio.

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