Leone Giraldoni:

lo studio del canto.

Quando penso alla facilità colla quale viene trattato questo difficilissimo argomento della educazione vocale, da chi tante volte ne ignora i primi rudimenti; quando rifletto ai pericoli cui si espone colui che si affida alle cure titubanti di costoro (pericoli che si tradussero pur troppo sovente colla perdita totale di una voce che poteva un giorno destare ammirazione), pensando anche alle malattie che una educazione sbagliata può procurare negli organi vocali, raccapriccio e mi meraviglio che ancor non sia venuto a nessuno il coraggio di smascherare quegli ignoranti e ciarlatani che vilipendono l’arte, compromettendo individui e famiglie intere che costoro traggono, coll’inganno, alla rovina ed alla miseria.

Se è giusto l’igiene e la buona fede del pubblico sieno tutelare dal Governo e dai Municipi onde frenare le basse cupidigie che potrebbero danneggiare la salute pubblica e gl’interessi altrui, perchè dunque i maestri di canto soltanto possono sottrarsi a questa vigilanza?

Tale anomalia spiega la qualità innumerevole dei così detti maestri di canto, la cui falange si compone in gran parte di tutti gli spostati dell’arte musicale; pianisti e maestri che col piano e l’arte della composizione non poterono crearsi una posizione nella lotta della esistenza; cantanti sfiatati che furono costretti ad abbandonare innanzi tempo l’arte loro per propria incapacità, si decidono a farsi maestri di canto alla pesca degl’ingenui attratti verso l’Italia, madre del bel canto, da tutti i continenti del mondo terracqueo.

Accade pure anche tante volte che è l’artista che dà fama al maestro, allorquando costui s’imbatte in una natura dotata di doni invidiabili di voce e d’ingegno che gli basta assecondare lasciandoli svilupparsi naturalmente, mentre che sarebbe incapace di correggere una natura viziata!

Per cui è così ardua la scelta del maestro a cui affidarsi per la educazione della voce, perchè volendo trarre argomento dai prodotti di una scuola, sarà sempre difficile riconoscere se sieno opera del maestro o della natura; giacchè una voce difettosa che collo studio è giunta a correggere i suoi difetti e a dare piacere, benchè priva di requisiti straordinari, potrà parlare molto più in favore del maestro che l’educò, anzichè colui, dotato per natura di mezzi splendidi, che il maestro seppe unicamente rispettare e sviluppare normalmente. Ma disgraziatamente il pubblico, giudice non sempre imparziale e spesso poco competente, si attiene alla impressione che subisce senza darsi pensiero d’altro. 

Si aggiunge la mania predominante oggi giorno fra gli allievi di pretendere in pochi mesi di studio di essere atti ad affrontare la scena lirica, come se si potesse fare una cantante colla stessa facilità che un sarto fa un vestito. Se è ardua cosa per un allievo trovare un maestro capace di educare la voce, bisogna dire anche quale disillusioni aspettano il maestro coscienzioso per parte degli allievi. Quasi sempre accade che se l’allievo arriva ad occupare un posto invidiabile in arte, lo ascrive più a sè stesso che al suo maestro, mentre nel caso contrario tutto ricade sulle spalle del povero maestro che viene anche incolpato dei disagi portati alla gola da improvvise indisposizioni od anche da un semplice raffreddore; come l’ammalato, che, guarito del medico, ringrazia l’immagine della Madonna cui bruciò un soldo di più d’olio, mentre se muore, tutta la colpa è del medico. L’invenzione delle ferrovie e del telegrafo, ha fatto nascere anche nell’arte lirica la voglia di far presto, mentre che l’educazione vocale ha le medesime esigenze dell’educazione della mente, e vuol tempo. Se la teoria, nello studio della voce, è semplice, ne è però difficile l’applicazione che richiede tempo, pazienza e perseveranza, perchè gli organi vocali non obbediscono che difficilmente alla volontà, che non ha mai che una azione relativa e spesso passiva. Soltanto per mezzo di artifizi si arriva a padroneggiare i movimenti degli agenti vocali, artifizi che la natura stessa ci procura in alcuni movimenti fisiologici che riescono facili quando si sanno attuare a proposito, come lo spiegherò a suo tempo.

Testo estratto da Compendium, Leone Giraldoni, Milano, 1889. – Luca D’Annunzio.

 

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