Lilli Lehmann:

la vera Arte del canto 

L’apprendimento della tecnica artistica è sempre legato all’esagerazione. Ma il suo scopo è quello di far cogliere i propri sentimenti più delicati e profondi (tanto più profondi, quanto più complessi) alla più ampia platea. La tecnica artistica, guidata dall’estetica dell’anima, deve assurgere a un equilibrio di pura bellezza. Solo così potrà tornare a essere – almeno apparentemente – Natura.

Il mio intento è quello di descrivere in modo semplice e comprensibile, e da un punto di vista pratico, le sensazioni fonatorie che conosciamo con il nome di suono aperto, coperto, chiaro, scuro, nasale, cantare di testa o nella nuca, avanti o indietro, e le mie sensazioni fonatorie, che verranno qui illustrate in modo approfondito.

Tali espressioni ben corrispondono alle nostre sensazioni, ma sono incomprensibili fintanto che si ignorano le cause fisiologiche e fintanto che ognuno ha una diversa concezione di queste. Molti cantanti ne cercano gli effetti per tutta la vita, senza mai trovarli.

Questo deriva dal fatto che la scienza s’intende troppo poco di canto e i cantanti s’intendono troppo poco di scienza. Le spiegazioni fisiologiche del complesso fenomeno del canto non sono presente a mia opinione in modo abbastanza comprensibile per il cantante, il quale dovrà affidarsi principalmente a sensazioni fonatorie.

Gli scienziati non sono ancora concordi sul funzionamento preciso dei singoli organi e pochissimi cantanti ne sanno qualcosa. I veri artisti possiedono la retta aspirazione ad aiutare gli altri a raggiungere l’obiettivo comune di cantare bene.

La vera Arte del canto è sempre esistita ed esisterà sempre in coloro che hanno ricevuto dalla natura tutto ciò che serve per cantare bene: organi sani, non danneggiati da cattive abitudini fonatorie, un buon orecchio, talento, intelligenza, zelo ed energia.

In passato, allo studio del canto si dedicavano otto anni, così era ad esempio nel Conservatorio di Praga. La maggior parte degli errori e dei difetti degli allievi aveva modo di manifestarsi prima che questi cominciassero a esercitare la professione, e gli insegnanti avevano tutto il tempo di correggerli, finché gli allievi non avessero imparato a giudicarsi da sé.

Purtroppo oggigiorno anche l’arte, come ogni altra cosa, è trattata frettolosamente. Gli artisti sono prodotti in fabbriche, nei cosiddetti Conservatorio o istruiti da insegnanti che hanno dieci o dodici ore di lezione al giorno. In due anni ricevono il diploma di maturità o almeno quello d’insegnante della relativa fabbrica. In particolare considero quest’ultimo addirittura un crimine che lo stato dovresti impedire.

Tutte quelle rigidità, incapacità, quegli errori o lacune, che avevano modo di emergere in un luogo corso di studi, si manifestano oggi, in un regime di fabbrica, solo al momento in cui s’inizia a esercitare la professione. Di correggere non se ne parla, perché mancano tempo, insegnanti, critici, e il cantante non ha acquisito il minimo strumento per potersi controllare o correggere da solo.

La mia coscienza artistica m’impone di rivelare, per il bene dell’Arte, tutto ciò che ho imparato e scoperto durante la mia carriera e di svelare i miei segreti, che sembrano segreti solo perché è raro che qualcuno percorra in modo coerente la via di uno studio corretto.

Anche quando i cosiddetti artisti si rendono conto delle proprie lacune, spesso manca il coraggio di confessarle agli altri. Solo quando noi artisti riusciremo a discutere dei nostri errori e difetti e dei mezzi per superarli senza preoccuparci troppo del nostro fragile orgoglio artistico, allora porremo fine al canto scorretto e alle aspirazioni non artistiche, e sarà resa nuovamente giustizia alla grande Arte del canto.

Testo estratto da Il canto: arte e tecnica, Lilli Lehmann, 1922. A cura di Valentina Valente. Traduzione di Elvira Carlotti. – Luca D’Annunzio.

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