Riflessioni sull'arte del canto

Lilli Lehmann:

Cantare avanti

Insegnare e imparare ad ascoltare sono i primi compiti di insegnanti e allievi. Una cosa è impossibile senza l’altra. È il compito più difficile, ma anche il più gratificante ed è l’unico modo per arrivare alla perfezione.

Anche se l’allievo dovesse inconsapevolmente produrre suoni impeccabili, l’insegnante ha il dovere di chiarirgliene le ragioni. Cantare bene non è sufficiente, si deve anche sapere perché.

L’insegnante deve continuamente controllare l’allievo, farsi descrivere con precisione le sensazioni fonatorie e chiedergli di meterle in relazione con le cause fisiologiche che le determinano.

Se corrette, le sensazioni fonatorie devono coincidere con quelle sopra descritte, perché ese sono provate da motivazioni fisiologiche e coincidono con i loro effetti. Inoltre tutti i miei allievi mi dicono (spesso dopo molti mesi, naturalmente) che le mie spiegazioni sono molto chiare, che grazie a esse hanno imparato a percepire i processi fisiologici in modo sicuro. Naturalmente ci vuole del tempo prima che acquistino la consapevolezza dei propri errori e delle sensazioni fonatorie, cosa che è molto difficile perché si parte da errori e posizioni scorrette degli organi. Le sensazioni fonatorie sbagliate, ma soprattutto le conoscenze superficiali o erronee dei processi fisiologici, non si possono eliminare subito. Ci vuole molto tempo prima che la mente possa farsene un’idea chiara, ma solo allora si può contare su un’effettiva consapevolezza e su un miglioramento. L’insegnante non deve mai stancarsi di spiegare all’allievo i processi fisiologici e anche l’allievo deve continuamente rivolgersi all’insegnante in caso di confusione e incertezza, finché nella sua memoria non si sia impresa irrevocabilmente la chiara consapevolezza delle proprie sensazioni fonatorie, cioè finché queste non siano ormai diventate un’abitudine.

Tra cento cantanti se ne trova a stento uno capace di produrre suoni che rispondano a tutti questi requisiti. E tra mille spettatori e insegnanti o artisti nemmeno uno è in grado di riconoscerli.

Ammetto che questi suoni perfetti si presentino nei giovani cantanti e soprattutto ni principianti qualche volta come abitudine del tutto inconsapevole, non senza destare meraviglia. L’insegnante riconosce che questi suoni sono corretti, e come lui anche il publico. Purtroppo solo pochi conoscono le cause, neppure il cantante stesso, perché a pochi sono note le leggi di un suono perfetto. Talento e buon orecchio permettono loro per puro caso di colpire nel segno, ma essi non sanno darsi né cercano delle spiegazioni.

Mi si potrebbe obiettare che è già abbastanza cantare dei suoni in modo corretto, seppure inconsapevolmente. Non è cosi. Il più piccolo impedimento per uno sforzo eccessivo, un malessere, la mancanza di abitudine, qualsiasi cosa può compromettere la prestazione del cantante inconsapevole, o per lo meno recargli disturbo. Cercare di cavarsela da soli è impossibile se non si conoscono le cause. Ci si arrangia come si può. Ed essendo il fenomeno talmente complesso non c’è da stupirsi. Solo pochi insegnanti si dedicano a studi approfonditi, spesso non cantano per niente o lo fanno male e quindi non sono in grado di descrivere o verificare le sensazioni fonatorie. La teoria da sola non ha alcun valore.

Testo estratto da Il canto: arte e tecnica, Lilli Lehmann, 1922. A cura di Valentina Valente. Traduzione di Elvira Carlotti. – Luca D’Annunzio.

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