Miguel Barrosa:

il maestro di canto

 

Sono molte le cose che deve possedere un maestro di canto, ma nessuna le servirebbe se non sapesse ascoltare. Saper ascoltare! Ecco l’alma mater di tutti i maestri di tecnica vocale. Per questo il maestro di gran classe sarà sempre colui che sa raffinare il suo orecchio in costante contatto con celebrità liriche. È indubbio che in tutti gli ordini della vita l’eleganza, la distinzione, la grande classe… le dà l’ambiente in cui si vive e si frequenta. Per questo il maestro che ha avuto la gioia di alternarsi in ambienti selezionati dell’arte lirica ha formato, in linea di principio una sensibilità e un orecchio che respingono tutto ciò che suona come mediocrità.

Saper ascoltare! Chi non ha ascoltato molte cose di grande qualità, ha spesso dei dubbi nelle sue valutazioni per mancanza di quella base che dà ogni dominio; non ha sicurezza, per mancanza del “modulo” comparativo. Non ha l’orecchio “fatto” non è nemmeno sensibile a ciò che è sbagliato. Per questo, per stabilire bene una voce, diamo la preferenza ai maestri pratici rispetto ai maestri teorici, purché questa pratica sia selezionata e forgiata nelle alte sfere dell’arte canoro e che allo stesso tempo, sia accompagnata da teorie ben assimilate, senza bisogno di essere profonde.

Un esempio chiarisce tutto ciò: sono stato testimone, in una prova generale dell’entusiasmo di un maestro per il suo discepolo. Il giorno dopo, quello del debutto, il fallimento catastrofico di quel ragazzo fu ancora più doloroso per le smisurate ponderazioni del maestro, pieno di teorie… Sono sicuro che se, invece di essere un teorico, avesse molte “ore di ascolto” in grandi teatri, con grandi cantanti, non gli lascerebbe fare un’irrimediabile presentazione prima di una preparazione adeguata, giusta e coscienziosa. [… ]

Se per il maestro l’aver ascoltato grandi cantanti è base della sua categoria in quanto tale, per il discepolo il potere di ascoltare buoni tecnici del canto, mentre compie i suoi studi con il maestro gli risulterebbe altamente benefico. [… ] Ai miei tempi di studente a Milano, le notti che cantava il tenore Pertile, non c’era maestro che non ordinasse categoricamente ai suoi discepoli di andarlo ad ascoltare al teatro. Il canto di Pertile era una lezione costante di emissione, sonorità, dizione e interpretazione insuperabili.

Sentendo il bene si impara molto, moltissimo. Anche sentendo il male si impara soprattutto per sapere quello che non si deve fare.

Testo estratto da El Bel canto en la teoría y la práctica, Miguel Barrosa, Madrid, 1951.

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