Heinrich Panofka:

considerazioni generali X

della ricerca del suono

Uno dei più grandi martelli dei nostri giovani cantori si è di trovare ciò che essi chiamano la forza sonora della loro voce, o, come dicono in altri termini, il suono forte. Ma il suono è la vostra intelligenza, è l’animo vostro; in una parola siete voi stessi. Procurate adunque per primo di conoscere un po’ voi medesimi, quantunque sia arduo il nosce te ipsum; e voi troverete, non il suono più forte, ma i suoni più variati.

Una sola specie di suoni non è bastevole che a coloro che gridano; ma il vero cantante che dee saper fraseggiare e accentare, troverà il suono per ciascheduna nota che può avere un’importanza per la espressione. Questo preoccuparsi del suono prima d’aver fatto degli studi vocali, è una delle moltissime cagioni della stanchezza e della perdita delle voci. 

Quando il cantante possederà il manubrio del suo strumento , studiandosi di dispiegarlo, sulla scorta dei nostri consigli, coi differenti colori della voce (mf, f, p, pp.) egli avrà di già acquistato quattro qualità di suoni differenti; e passando allo studio dei pezzi , bisognerà che dapprima, seguendo i precetti de’ più antichi oratori e maestri , si dia pensiero di studiare la pronunzia e il respiro, e da ultimo il suono. 

Noi abbiam detto che il suono è lo stesso cantante . 

E ciò è così vero, che quei che avrà avuto il destro di conoscer da vicino dei grandi cantanti (uomini o donne) si sarà confermato nella sentenza da noi pronunciata. 

Rubini , ch’io non posso a meno di citare ogni volta che si tratta di un gran cantante, a una considerevole energia accoppiava una dolcezza e una rara soavità; e così egli faceva provare ai suoi uditori dolci emozioni e rapimenti d’estasi. La signora Frezzolini, questa donna tutt’anima, tutta passione, tocca a un tempo e rapisce. 

State pur certi che nessuno di questi due grandi artisti, non s’è occupato della ricerca del suono. Eglino, prima d’ogni altro, hanno studiato l’opera drammatica dove avevano una parte da rappresentare, si sono profondamente compresi dell’impor tanza di ciascuna frase, d’ogni accento, dei diversi sentimenti che aveva a significar la musica, e il loro genio vocale li ha messi in grado di trovare le innumerevoli tinte del suono per le quali segnalavasi il loro ingegno. 

I giovani cantanti d’oggigiorno che disgraziatamente non hanno potuto studiare su questi perfetti esemplari , la cui esecuzione in teatro valeva per le più preziose lezioni di canto , s’immaginano d’avere fatto tutto col lusso della voce. Così costoro danno piena ragione al nostro asserto, poichè il suono essendo il cantante, i cantanti di cui parliamo si rassomigliano molto. 

Testo estratto da Voci e cantanti, Ventotto capitoli di considerazioni generali sulla voce e sull’arte del canto, Enrico Panofka, Firenze, 1871. – Luca D’Annunzio.

 

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