Tito Schipa:

stile antico e moderno

 

V‘è in Italia un’infinità di giovani che possiedono delle splendide voci e vi sono molti maestri. Il male è che non si studia o, per lo meno, si studia poco… Quel poco che avevano imparato lo dimenticano e non più guidati dal maestro acquistano dei difetti e vanno sempre peggiorando… Nella musica moderna v’è il cosiddetto “declamato”, che è poi, a parer mio, un’inutile accumulazione di parole su parole. Mentre prima, in una melodia vocale si esprimeva nelle sue linee il significato compiuto del discorso verbale e suggeriva la parola mancante, perché non sempre l’orecchio la coglie o perché brevemente accennata, ora s’accumulano parole e, ripeto, inutilmente, perché appena la voce tende a salire nei registri acuti non c’è cantante, sia pur bravo, a pronunciare chiaramente… Nei registri acuti il cantante, per poter emettere suoni sicuri e gradevole, ricorre a “impostazioni” speciali della voce che non lo costringono a sillabare: cerca, cioè, d‘evitare alla gola le contrazioni della parola e si riduce a vocalizzare. Imprescindibile necessità meccanica… Nella musica moderna l’ugola è trattata come un qualsiasi strumento, e se da questo con la meccanica si può trarre i suoni che si vogliono, non si può fare altrettanto con l’ugola.

Testo estratto da Tito Schipa, Tito Schipa Jr., Lecce, 2004.

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